LO IUS SOLI DISTRUGGERA' L'ITALIA ED IL POPOLO ITALIANO.

Chi si ricorda dello ius soli? Come anticipato nelle precedenti puntate, il governo si metteva a riposo e anche i guerriglieri della patria, stanchi del troppo lavoro e del tanto inchiostro versato e sudore pixelizzato, ne approfittavano per meritarsi le agognate vacanze d'agosto.... Ma.... il governo cattivone, con tanti argomenti fuorvianti, ne approfittava per cancellare le tracce dello IUS SOLI, facendo addirittura credere che tale argomento appartenesse alla mitologia, una storiella da raccontare ai nipotini davanti al caminetto, beh non è così! lo ius soli è ancora reale e sta per tornare in auge senza disordini e compromessi perché la tensione si è allentata.  Dobbiamo aumentare le firme.   Facciamo diventare virali le petizioni, hanno carattere legale e sono tutt'altro che inutili. Vorrei che le faceste diventare vostre, collaborando insieme riusciremo a bloccare questo governo di delinquenti. Un popolo unito è un popolo forte, un popolo unito è un esercito invincibile.
Sergio Ferrari Responsabile Nazionale Rapporti Esterni  U.M.L. ITALIA  Tel.+393245644677

FACCIAMO IN MODO CHE LA NOSTRA BANDIERA NON DIVENTI COSÌ

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Attualmente in seno al Governo italiano vi è una netta frattura tra due schieramenti di Ministri.   Minniti favorevole ad una linea ...diciamo dura, contro Del Rio, Orlando e Pinotti singolarmente appiattiti su posizioni filo status quo.   Stranamente, poi, tra queste posizioni filo immigrati, ce ne sono alcune addirittura filo-Macron nonostante il lo scherzetto che ci ha rifilato, il che suona ancora più strano se si inquadra il tutto tenendo in considerazione la brama dei francesi verso la nostra cantieristica navale, soprattutto militare.

Singolare poi, come sempre la Francia la ritroviamo immischiata anche nella, velocissima preparazione, di vaccini antimeningococco, di ceppi mutanti in zone africane soggette a focolai estesi di meningite.   Zone africane di storica influenza francese.  Di questo argomento a breve, verrà pubblicata un'analisi molto dettagliata ed argomentata corredata di dati incontrovertibili.   La situazione si presenta sempre più pericolosa per l'Italia e continuare a pensare che si tratti banalmente solo di immigrazione, buonismo, salvataggi è tipicamente miopia sinistra.   In gioco c'è molto di più ed esattamente lo sradicamento dell'Italia da un ruolo, quale che sia, geopolitico.   Quello che rimane dei nostri settori strategici, energia e industria militare, fanno gola alla Francia del prodotto di laboratorio Macron.  Siamo all'assalto finale all'Italia, forse è il caso di difendere i nostri interessi nazionali, ci Appelliamo dunque al Presidente della repubblica, al Consiglio superiore di Magistratura, e al tribunale Internazione dei Diritti dell'Uomo, oltre che all'Applicazione della quarta convenzione di Ginevra !Ormai le cattive notizie non si contano più e, alla luce dei fatti degli ultimi accadimenti, il paese non ci appartiene più ormai. Tutte le strade ci sono state tagliate, e nessuno RIPETO NESSUNO, delle istituzioni fa le veci del popolo italiano dimostrando quanto per loro sia più importante il denaro all'amor di patria. 

Da giorni cerchiamo di avvisarvi, ma sembra.che.gli appelli cadano nel vuoto in lungaggini e titubanze.  È rimasta una via percorribile, uno stretto viottolo di montagna tracciato tra sassi e speranza di poter ancora essere italiani sulla propria terra. Sto percorrendo da due mesi tale cammino, vi assicuro stancante, a volte pieno di delusioni. Guardo la cima ancora lontana con gli occhi lucidi, e non è un modo di dire, sapendo che tutto sarebbe semplice solo lo volessimo realmente.

Ci rivolgiamo a tutti voi che dite di amare il paese.... ora è tempo di alleanze... è questa l'unica via, FIDATEVI. Le rivoluzioni non si possono fare senza l'unità. Non possiamo scendere in piazza perché ci stanno aspettando e vi assicuro, loro, sono tutt'altro che pacifici... ci stanno provocando per farci commettere passi falsi e sopprimerci una volta per sempre. Basta fare gli splendidi, ora facciamo i patrioti, quelli veri.  

 

IMMIGRAZIONE, ONG, BRUXELLES...IL VERO OBIETTIVO SONO I NOSTRI SETTORI STRATEGICI

Non è possibile nessun accordo anche al ribbasso, sullo ius soli.
Per maggiori informazioni leggere attentamente clikkando sui due lik sottostanti !

http://www.ilgiornale.it/news/politica/se-ius-soli-diventa-legge-ci-alleveremo-terrore-casa-1401652.html  

http://blog.ilgiornale.it/ricucci/2017/05/27/ius-soli-la-patria-non-e-un-cavillo-burocratico/ 

QUESTO SITO APPARTIENE A TUTTI VOI, TENETELO IN VITA CON LE VOSTRE DONAZIONI !

DOPO LE DUE DISATTIVAZIONE DELLE NOSTRE PAGINE NAZIONALI E LA CONSEGUENTE DISTRUZIONE DI ANNI DI LAVORO PER LA CAUSA SI E' RESO NECESSARIO CREARE PIU' SITI           ( e alcuni posizionarli all'Estero per protezione! ) QUESTO PERO' HA UN COSTO, ABBIAMO ASSOLUTAMENTE BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO, COME FARLO?

la seconda effettuare il versamento tramite oppure in alternativa poste pay semplicemente recandosi in una tabaccheria o Ricevitoria Sisal o Lottomatica indicando E facendo bene attenzione a non sbagliare semplicemente con i seguenti dati: Posta Pay di cui il numero è : 4023 6006 5840 6220
C.F. SCR FPP 62R 22C 717K in qualsiasi ricevitoria, Maggiori informazioni allo 0445 892672 ( ricordate di inviarci subito la foto della Ricevuta per poter sapere chi ci aiuta !

La seconda Modalita' per aiutarci è effettuare la Donazione tramite il tasto "Donazioni" posto in alto a sinistra nello schermo, del nostro Sito        www.unionemovimentoliberazione.com, ma solo per i possessori di carte di credito Normali o Prepagate, o Bancomat di qualsiasi genere.

N.B. specifichiamo che l'Adesione è libera e non da diritto ad alcun rimborso di quota.

 

Firma questa petizione di Libertà e di rinascita della nostra Patria

Questo clikkando sul Link sotto al testo, dopve potrete aprire la Petizione , Firmarla, e lasciare il vostro commento, VIVA L'ITALIA.

PREMESSA : Italiani senza voto da “ quasi 7 anni ” anni. E non stiamo meglio, L'eredità del golpe del 2011: gli italiani non possono votare da circa sette anni. E adesso è chiaro: si stava meglio con Berlusconi, - Il 12 novembre del 2011, cinque anni fa, era un sabato proprio come ieri: dopo avere fatto approvare la legge finanziaria per il 2012, l'allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, salì al Colle per rassegnare le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che, nel frattempo, aveva già cooptato (si seppe solo dopo) Mario Monti per farlo sedere a Palazzo Chigi al posto del Cavaliere.

Ergo : la nostra Sovranità è stata ceduta contravvenendo all’art.1 della Costituzione italiana che recita: “ L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” e in barba all’ Articolo 241 Codice Penale, che recita : Attentati contro la integrità, l'indipendenza e l'unità dello Stato. PRECISO : da governi mai eletti dal Popolo ! Quindi la domanda:

RITIENE LEI CHE TUTTE LE CESSIONI DI SOVRANITA’, I TRATTATI FIRMATI, E LE CESSIONI DI TERRITORIO ITALIANO, SIANO DA ABROGARE IN QUANTO NON VOLUTE DALLA VOLONTA’ POPOLARE ? ( con la vostra firma darete il vostro consenso positivo a questa domanda )

IL NOSTRO PROGETTO : petizione di sensibilizzazione - una Firma per la nostra LIBERTA’ !

https://www.change.org/p/zeid-ra-%CC%81ad-zeid-al-hussein-di-giordania-alto-commissario-per-i-diritti-umani-una-firma-per-la-sovranit%C3%A0-italiana?recruiter=753506428&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=share_for_starters_page   

COME, QUANDO E CHI HA RESO L’ITALIA SERVA DEGLI USA: LA STUPIDITÀ DI D’ALEMA, L’UCCISIONE DI MORO, IL VIAGGIO DI NAPOLITANO IN USA

Questa è la solita verità detta a metà, anzi piuttosto di sbieco e quindi con angolazione distorta. Fin dal 1994 dissi che cos’era “mani pulite” e a quale manovra sostanziale statunitense rispondeva. Per sommi capi ripeto tutto quanto ho detto in questi anni e rifaccio, a modo mio, la storia dell’ultimo mezzo secolo.A partire, diciamo, dal 1969 (vicesegreteria di Berlinguer) si mise in moto la svolta segreta, assai mascherata, del Pci verso il filo-atlantismo. Inizialmente, si dovette essere molto cauti; la grande maggioranza del partito e soprattutto la sua base era filo-russa. Anche nella polemica con i comunisti cinesi e filocinesi (maoisti), il Pci rimase su posizioni filo-Urss. Non si poteva certo svoltare bruscamente verso gli Usa con l’Unione Sovietica ancora largamente in piedi. Tuttavia, iniziarono le “scaramucce”. Era l’epoca dei colonnelli in Grecia guidati da Papadopoulos dal 1967 (colpo di Stato militare) fino al 1973; e poi ci fu un anno di Ioannides. Infine, nel 1974 torna da Parigi il conservatore Karamanlis, gli viene affidato il governo in attesa delle elezioni che lo confermeranno premier greco in regime di “democrazia”.
 
Durante il predominio militare, gli Usa lo appoggiarono costantemente dal punto di vista ufficiale. Tuttavia, sapevano della debolezza dei colonnelli e quindi mantenevano altre porte aperte tramite quelli che ho proposto di denominare “ambienti di riserva”. Non necessariamente questi si oppongono a quelli “ufficiali”; anzi in genere agiscono di complemento, sono appunto una alternativa per quando il clima muta in modo tale da esigere cambiamenti anche ufficiali. Certe “notiziole” le so abbastanza per via diretta, ma non ho per testimoni che i miei occhi e orecchie; e inoltre determinate trame le ho capite a poco a poco, all’inizio ero piuttosto disorientato sul significato di quanto potevo venire a conoscere (imperfettamente). Quindi racconterò solo per via indiretta. Gli “ambienti di riserva” tenevano già rapporti (prevalenti) con settori conservatori ma “democratici”, tipo quelli di Karamanlis. Tuttavia, vi erano pure contatti con forze di opposizione greche ben più radicali; e perfino con una frazione dei comunisti che si era staccata dalla maggioranza rimasta filosovietica, dando vita al partito comunista (greco) dell’interno, che poi farà parte dell'”eurocomunismo” patrocinato appunto dal Pci della segreteria Berlinguer (dal 1972).Questa corrente europea del comunismo non abbandonò subito il suo nome (in Italia, ad esempio, si aspetterà l’implosione dell’Urss), ma iniziò già allora i suoi spostamenti circospetti verso gli Usa. Non dico che tutto sia avvenuto senza contrasti; anche da parte statunitense, del resto, perché molti non si fidavano di un partito da così lungo tempo legato all’Urss e che non doveva perciò mettere il naso nella Nato o altro del genere.
Tuttavia, i contatti, magari un po’ “asmatici”, continuarono; e il famoso “compromesso storico” (tra Dc e Pci e avversato dal Psi quando Craxi arrivò alla segreteria socialista nel 1976) era proprio un prodotto della progressiva, e a volte tortuosa, svolta piciista verso gli Usa. Si capiscono poco gli “anni di piombo” (e il sedicente “terrorismo”) in Italia negli anni ’70 (o magari l’incidente/attentato a Berlinguer a Sofia nel 1973), se non si parte da quanto il Pci stava compiendo in fatto di giravolta rispetto alle sue posizioni di un tempo.Complicato è sapere fino a che punto i settori piciisti detti di “destra” (o amendoliani) siano stati favorevoli a simili manovre. Secondo me, Amendola (pur fondamentalmente riformista e critico dell’Urss) restò comunque su posizioni tradizionali del partito nello schieramento internazionale. Il cosiddetto n. 2, Napolitano, si rivelò invece uno dei maggiori fautori della svolta; e lo era già nei maneggi compiuti dal Pci in favore del partito comunista greco dell’interno (e della sua scissione dal partito comunista principale), che aiutarono infine la sostituzione dei colonnelli con un Karamanlis, da considerarsi personaggio di “destra” (allora la distinzione destra/sinistra aveva ancora qualche significato). Capire invece la funzione della sedicente “sinistra” piciista (gli “ingraiani”), e della loro frazione buttata fuori nel ’69 (“Il Manifesto”), è assai più complicato. Nella sostanza, mi sembra evidente che essa appoggiò Berlinguer contro Amendola, ma penso che non conoscesse a fondo gli intendimenti del sardo. Certamente, la confusione era notevole poiché la frazione di “sinistra” rappresentata da “Il Manifesto” era in parte maoista e, nello stesso tempo, dubcekiana (favorevole al ’68 praghese, fenomeno di puro antisovietismo appoggiato anche dagli “occidentali”, cioè dagli Usa in definitiva). Diciamo che di idee chiare su quanto stava avvenendo ce n’erano pochine.Nel 1978 si verificano due eventi cruciali che accelerano determinati svolgimenti: il rapimento e poi l’uccisione di Moro e il viaggio di Napolitano negli Usa svolto nello stesso periodo della cattività del dirigente democristiano. Ho detto mille volte che la storia del caso Moro è stata alterata a più non posso; in particolare, egli non è stato ucciso perché favorevole al “compromesso storico” – cui era invece contrario, malgrado mantenesse un atteggiamento cautamente tattico – ma perché conosceva bene (dai fatti greci e ancor più da quelli cileni) le trame del Pci in direzione degli “ambienti di riserva” americani. Non c’è alcuna prova che il Pci sia stato complice del fattaccio; non ne è stato però scontento perché, se Moro fosse uscito vivo dalla vicenda, con quello che sapeva e di cui aveva probabilmente documenti e informazioni varie avrebbe creato molti intralci non solo all’accordo parziale con la Dc, ma anche ai rapporti tra ambienti piciisti e statunitensi.
E si tenga presente che all’epoca il Pci aveva ancora una forte presenza di filosovietici negli stessi vertici del partito; per non parlare della maggioranza della base militante, in particolare di quella operaia ancora forte prima della sconfitta alla Fiat nel 1980 (“marcia dei 40.000” quadri dell’azienda torinese, ecc.).Andreotti (e anche altri dirigenti democristiani) sapevano, io credo, quel che sapeva Moro. Non si poteva però in quel momento essere sicuri di come sarebbero andate in seguito (dopo ben 15 anni) le cose. Una parte della Dc (la maggioranza, io credo, di quella detta “di sinistra”) era di fatto compartecipe delle stesse trame degli ex Pci, essendo particolarmente prona ai voleri degli ambienti americani (e non solo di quelli “di riserva”). Credo comunque si possa pensare che Andreotti capì d’aver sbagliato a non prendere il posto di Moro contro le manovre piciiste. Quando crollò il “muro di Berlino” era particolarmente preoccupato e “pensoso”, per nulla trionfalista; capiva che cosa sarebbe accaduto. Strano invece il comportamento di Craxi. Sembrò sempre convinto, fino alla fine, di avere in fondo prevalso sul Pci. Fu incoraggiato dalla vittoria nel referendum sulla scala mobile (1985) e si mostrò particolarmente entusiasta nel momento della fine del campo “socialista” e poi dell’Urss.E’ però strano che non afferrasse quanto si stava svolgendo tra Pci e certi settori politici degli Usa. Dobbiamo sospendere ogni ipotesi in mancanza di maggiori informazioni; salvo notare i limiti culturali del segretario socialista, che perfino credé di mettere in difficoltà gli avversari contrapponendo il “nano” Proudhon ad un pensatore del calibro di Marx.
Questo però non basta a spiegare l’incomprensione della sconfitta, inizialmente scambiata per vittoria; perché, in effetti, la fine dell’Urss consentiva il pieno dispiegarsi delle manovre degli “ambienti di riserva” americani e il loro prevalere sui dubbi ancora esistenti nell’establishment statunitense sull’opportunità di sostituire il “regime” Dc-Psi con l’avvento degli ex piciisti dove, morto Berlinguer, si affermarono quelle “insostituibili” (per gli Usa) mediocrità dei vari Occhetto, D’Alema, Veltroni e via via .sempre peggiori.Superati gli anni ’80 – e le varie idiozie dei “sinistri” (e non solo le loro, purtroppo) riguardo alle speranze per l’avvento di uno molto simile a loro in Urss (Gorbaciov) – si arriva appunto allo sfacelo completo del “socialismo” sul piano internazionale; e poi, in Italia, all’operazione giudiziaria guidata da un altro “opportuno amico” degli Usa infilato nella magistratura, che convinse senza più dubbi quel paese-padrone a sostituire il vecchio centrosinistra della prima Repubblica con i “rinsaviti” del Pci; accompagnati da una serie di frange democristiane (di “sinistra”) e socialiste (anche qui un “fedele” di Craxi come Amato). Il gioco era fatto. Lo rovinò – beh, solo in parte, non credo a simile potere di singoli individui – la stupidità di D’Alema, che minacciò rovina e impoverimento per Berlusconi; il quale non aveva per nulla deciso di gettarsi in politica. Tanto è vero che, tirato per i capelli, tentò ancora di trovare altri sostituti da appoggiare, e pensò per un momento di averli trovati quando ci fu l’accordo tra Maroni (cioè la Lega) e Mario Segni, accordo fatto saltare da Bossi in 24 ore (altra pagina per nulla chiara). Alla fine “el poer nano” decise d’entrare in campo. Iniziò così quel ventennio (ormai abbondante) che è il peggior periodo politico della “povera Italia”.Tuttavia, sia chiaro che il degrado non è stato per nulla colpa di Berlusconi, ma dell’incapacità degli ex piciisti di essere almeno dei “buoni servi” degli Stati Uniti o di loro ambienti ormai decisivi in quel momento. Non sapendo servire, essendo di una mediocrità spaventosa – e attorniatisi di un ceto intellettuale fra i più verminosi che abbia avuto il nostro paese – hanno solo demonizzato il “nano” e insistito nel rivolgere contro di lui la “mano giudiziaria”, che aveva fornito loro l’occasione di sostituire Dc e Psi alla guida del paese.
Non erano in grado di farlo, come non lo sono adesso con uno ancora più mediocre (politicamente e intellettualmente) qual è l’attuale premier (il “garzone di barbiere” toscano; e non si offendano per favore i garzoni di barbiere, è solo un modo di dire come quando si offende uno dicendogli che è “una bestia” o “un asino”, senza certo voler mettere in dubbio l’intelligenza degli asini e delle bestie in genere).Arrivati a questo punto, è del tutto possibile che i settori politici italiani (ex piciisti in testa), autori delle trame condotte con gli “ambienti di riserva” statunitensi (ormai divenuti di fatto quelli “ufficiali”), abbiano svolto pure alcune iniziative pseudopolitiche antiberlusconiane con un minimo di spinta in proprio, coadiuvati dai peggiori presidenti della Repubblica in carica in questo paese (che non ne ha certo avuti di “brillanti” e degni di autentica stima). E’ indubbio che Berlusconi – al di là di certe iniziative prese tra il 2003 e il 2009-10, forse anche per interessi personali – non è mai stato antiamericano; poteva dunque contare su simpatie in quel paese. Tuttavia, liquidati Dc e Psi, gli ex piciisti sembravano garantire agli Usa una ancor migliore servitù; e così sono stati “relativamente” preferiti, lasciando margini di manovra alle idiosincrasie e alle meschinità contrapposte dell’intero arco delle forze sedicenti politiche italiane, autentiche marionette per null’affatto divertenti, anzi disgustose al massimo grado.Tutto questo può anche spiegare il ritrovamento di alcuni documenti, in particolare di certe relazioni di ambasciatori americani dirette ai loro vertici politici, che sembrano indicare un qualche distanziarsi (minimo peraltro) statunitense dalle vicende specifiche della lotta antiberlusconiana della “sinistra”. Del resto, come ho messo in luce più volte, quando Berlusconi si è inchinato a Obama al G8 di Deauville nel maggio del 2011, gli ambienti dirigenti statunitensi avevano già trovato la loro soddisfazione. E’ stata innanzitutto la paura dell’orrenda “sinistra” di essere prevaricata dal “nano” ad aver dato ulteriore spinta all’antiberlusconismo, mobilitando tutte le residue forze della “loro” magistratura. E i vertici Usa si sono limitati a registrare il gioco che sicuramente non andava a loro svantaggio; tuttavia, anch’essi hanno logicamente seguito l’andamento delle diverse vicende, tenendo solo sotto controllo la “lite nel pollaio”.
Per il momento avrei finito la mia sintetica storiella. Adesso abbiamo avuto le prove (parziali) che gli Usa seguono da vicino i comportamenti dei loro servitorelli, in specie i più scadenti e inetti. Con questa certezza, del resto già nostra da molto tempo, seguiremo ancor meglio gli inverecondi “subbugli” che si verificano in quel “caravanserraglio” per il momento ancora chiamato Italia: un misero (e miserabile) paese, luogo di caos e sfacelo politico, culturale, morale e… d’ogni altro genere.
 

 

V E R G O G N A avete rubato la digniita' al Popolo !

In coda al banco dei pegni per sopravvivere: ecco l'Italia che riparte che i media ti nascondono!

AVVISO AI VISITATORI MOLTO IMPORTANTE !

SI AVVISANO I VISITATORI DEL SITO CHE LA RIGA DI GESTIONE DELLE VARIE PAGINE , HA SUL LATO DESTRO UNA DITURA " ALTRO " DOVE FERMANDOVI SOPRA CON IL MOUSE POTRETE ACCEDERE ALLE SOTTOPAGINE CHE IN ALTRO MODO NON POTRESTE VEDERE !   GRAZIE

E mail .

presidenza@unionemovimentoliberazione.com

IL POPOLO ITALICO CHIEDE L'INTERVENTO DELLA MAGISTRATURA !

UNIONE MOVIMENTI LIBERAZIONE INOLTRA FORMALE RICHIESTA ALLA MAGISTRATURA AFFINCHE' VENGA APERTA UN'INDAGINE VOLTA AD ACCERTARE CHE I DIRITTI DEDEL POPOLO ITALICO SONO STATI  VIOLATI, IN MERITO ALLA DECISIONE UNILATERALE DELLA POLITICA CHE SENZA LA CONSULTAZIONE POPOLARE COME PREVISTO DALLA COSTITUZIONE, HA DI FATTO CEDUTO LA PROPRIA SOVRANITA' FIRMANDO I TRATTATI EUROPEI CHE HANNO PORTATO L'ITALIA NEL BARATRO, CHIEDIAMO L'ANNULLAMENTO DI TUTTI I TRATTATI FIRMATI IN QUANTO VIOLANO TUTTE LE DISPOSIZIONI COSTITUZIONALI SIN DAL PRIMO IN ORDINE AI SEGUENTI TRATTATI:

 

C'è qualcosa di terribilmente marcio in questa società. E stavolta il marcio è davvero nelle istituzioni, 

L’Italia non è più un paese sovrano. Avrete certamente avuto modo di ascoltare dichiarazioni di membri del Governo e delle Istituzioni con le quali addirittura si è invocata la cessione di ulteriori fette di sovranità.
Abbiamo visto esprimersi in tal senso Mario Monti, Mario Draghi, Pier Carlo Padoan, Matteo Renzi ed incredibilmente lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, anch’esso in prima linea per chiedere lo smantellamento della nazione. Fatto di inaudita gravità.

 Tra le tante dichiarazioni intendo rammentare in particolare quella di Mario Monti il quale disse qualcosa di davvero sconcertante: “Io ho una distorsione che riguarda l’Europa ed è una distorsione positiva, non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi e di GRAVI crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione CESSIONI di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario . E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini, ad una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico di non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto visibile conclamata. Certamente occorrono delle autorità di enforcement (n.d.s. costrizione traducendo in Italiano) rispettate che si facciano rispettare che siano indipendenti e che abbiano risorse e mezzi adeguati oggi abbiamo in Europa troppi Governi che si dicono liberali e che come prima cosa hanno cercato di attenuare la portata la capacità di azione le risorse l’indipendenza delle autorità che si sposano necessariamente al mercato in un’economia anche solo liberale”.

 Ora, fermo lo sconcerto che si prova nel sentir affermare che una grave crisi e’ lo strumento per convincere i popoli a cedere la sovranità, occorre domandarsi se le predette cessioni siano atto legittimo oppure no. Nessun vero dibattito è mai sorto sul punto, come se la risposta affermativa fosse talmente scontata da non meritare che su di essa possa essere speso tempo o energia. Oggi finalmente qualche voce di dissenso si è alzata e la prova è la sempre maggiore frequenza di eventi come quello di Teramo dove il problema si affronta di petto. Vediamo dunque cosa dice la Costituzione.

 L’art. 1 recita: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

 Il modo naturale con cui si esprime la sovranità è chiaramente il diritto di voto che tuttavia noi non esercitiamo in maniera libera, eguale e personale ormai dal 2005, ovvero dall’avvento del porcellum, legge elettorale che da poco è stata dichiarata incostituzionale (Con sentenza n. 1/2014). Ma ovviamente il diritto di voto, anche qualora svolto in maniera perfettamente legittima (senza premio di maggioranza e liste bloccate composte da nominati), non può consentire l’esercizio popolare della sovranità che sia stata già previamente ceduta dallo Stato. Inutile votare in una nazione non più sovrana.

 E’ l’art. 11 Cost. a trattare il tema della limitazione della sovranità nazionale in riferimento al “vicolo esterno dei Trattati Europei: “La Repubblica consente in condizioni di parità con gli altri Stati alle LIMITAZIONI di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra i popoli”.

 Orbene la Repubblica, e’ immediatamente evidente dal contenuto letterale dell’articolo, consente semplicemente alle limitazioni di sovranità e giammai permette le pur invocate cessioni. Lapalissiano infatti che cedere è cosa ben diversa dal limitare.

 Limitare significa chiaramente omettere di esercitare una prerogativa sovrana, contenere il proprio potere. Limitare dunque non implica mai la consegna a terzi della gestione di questo potere. Un esempio? L’eliminazione delle frontiere. Se permetto a persone provenienti da uno Stato con cui ho stipulato un trattato di varcare, senza limiti, il confine nazionale compio pacificamente una mera limitazione di sovranità. Se invece decidessi di far controllare questo confine da un ordinamento esterno compirei una cessione.

 Altresì, fermo il divieto pacifico di cessioni, anche per le mere limitazioni la Costituzione pone comunque il vincolo delle condizioni di parità tra le nazioni (esistono oggi queste condizioni? Certamente no, basta solo pensare alle differenze con cui ogni Stato si finanzia ed al fatto, per fare un altro esempio, che in UE abbiamo paesi non aderenti all’Euro) ed il vincolo di scopo della limitazione finalizzata alla pace e alla giustizia tra le nazioni.

 Per un approfondimento sul tema è sufficiente la piana lettura dei lavori dell’assemblea costituente che, come noto, costituisce e rappresenta quella che si può definire l’interpretazione autentica della Costituzione dato che riporta i verbali del dibattito della genesi della carta. Ebbene, nel marzo del 1947, venne discusso un emendamento volto all’eliminazione del precitato vincolo di scopo. Dunque si dibatte se consentire la limitazione di qualsivoglia sovranità e non solo di quella inerente all’adesione ad un ordinamento finalizzato alla pace e alla giustizia tra i popoli. L’emendamento fu respinto.

 Dunque non solo non è possibile cedere la sovranità ma addirittura non è possibile anche solo limitarla per scopi, ad esempio, meramente economici.

 Come vedete l’inquadramento Costituzionale è addirittura banale. Orbene a questo punto occorre chiedersi se, in materia monetaria, la sovranità sia stata ceduta o meramente limitata. Non vi è dubbio alcuno: si tratta di una manifesta cessione e dunque, ad oggi è ultroneo domandarsi se la stessa sia o meno finalizzata all’ottenimento della pace e della giustizia tra le nazioni, oppure se avvenga in condizioni di parità.

 Analizzando i fatti e la cronologia di questa cessione non possiamo, almeno in riferimento ai tempi recenti, che distinguere tre tappe: il divorzio tesoro Banca d’Italia del 1981, la ratifica del Trattato di Maastricht del 1992 e l’avvento dell’Euro (nel 1999 in riferimento ai mercati e dal 2002 nell’economia reale), avvento preceduto dall’approvazione del regolamento n. 1466/97, ovvero il precursore del Fiscal Compact.

 Nel 1981 si verifico il cd. divorzio tra Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia. In sostanza da tale data si decise che la Banca d’Italia non avrebbe più avuto l’obbligo di acquistare i titoli di stato rimasti invenduti alle aste. Il collocamento integrale dei titoli di Stato non era più garantito. In allora al Ministero del Tesoro sedeva Andreatta mentre alla Banca d’Italia vi era Ciampi.

 Nomi certamente da ricordare perché il declino del paese iniziò a causa di queste persone. Il tutto avvenne senza alcuna iniziativa legislativa Parlamentare ma con un semplice regolamento interno della Banca d’Italia seguito ad una lettera di Andreatta.

 Anche allora la decisione fu presa sulla base di un’emergenza ampiamente falsa, ovvero lo shock petrolifero cominciato nel 1973 e la conseguente spinta inflazionistica. Dopo oltre quarant’anni il petrolio infatti non solo non è finito ma addirittura lo sfruttamento è drasticamente aumentato.

 Il divorzio causò l’immediato rialzo dei tassi di interesse (in termini reali ovviamente). Cioè per fare un esempio se ho inflazione al 10% e mi finanzio all’11% il tasso reale è sostanzialmente dell’1%. Se ho inflazione allo 0% e mi finanzio al 2% il costo degli interessi sul mio debito e’ doppio rispetto all’esempio precedente.

 Perché la forbice tra inflazione e tassi d’interesse aumentò? Semplicemente perché la consapevolezza che la Banca d’Italia non avrebbe comprato i titoli invenduti dava la possibilità ai mercati di far alzare i tassi semplicemente riducendo la domanda. In soldoni cosa accadde al debito pubblico italiano?

 Il debito raddoppiò in dieci anni dal 1981 al 1992 a causa dei costi reali di finanziamento decisamente superiori. Inoltre è altrettanto grave il fatto che il debito cominciava a passare massicciamente in mano a soggetti privati. Ovvero nasceva un sistema economico che lucrava e dipendeva dal debito stesso, sistema composto anche dai risparmiatori italiani, insomma si modificava la stessa società.

 In allora si poteva parlare di limitazione o di cessione di sovranità? Le modalità con cui il divorzio avvenne mi fanno propendere per una mera limitazione posto che l’Italia aveva la chiara possibilità di abbandonare tale follia economica e tornare ad agire sovranamente, era dunque una scelta di non intervento più che una cessione definitiva e permanente di un potere a terzi. Tuttavia era solo il primo passo per l’effettiva cessione della sovranità monetaria che venne codificata con il Trattato di Maastricht.

 L’Italia arrivò alla stipula del Trattato in condizioni di grave emergenza tanto che subito dopo, con il Governo Amato, si misero in essere politiche di vera e propria austerità e si diede il via ad una massiccia campagna di privatizzazioni. L’esplosione del debito ed il sistema SME (ovvero l’accordo stipulato per una certa parità di cambio tra le monete europee nel 1979, tentativo che seguiva il serpente monetario europeo fallito sempre per la crisi petrolifera grazie alla Francia ed all’Italia) avevano gravemente colpito il paese. Solo il successivo abbandono SME e la svalutazione della Lira alleggerirono la situazione.

 Maastricht e l’Euro, che con esso veniva previsto, costituiscono una reale cessione di sovranità in materia di politiche monetarie ed economiche per il nostro paese. Da allora effettivamente la sovranità è perduta ed attribuita ad un ordinamento esterno al paese ovvero la BCE (organo al vertice SEBC, il sistema europeo delle banche centrali). Cosa accadde esattamente con Maastricht?

 Leggiamo gli articoli che certificano l’illegittima cessione della sovranità nazionale in materia monetaria secondo la numerazione oggi consolidata e dunque successiva anche al Tratatto di Lisbona del 2007.

 -Articolo 127 (versione consolidata TFUE)

 (ex articolo 105 del TCE)

 1. L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato “SEBC”, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea (n.d.s. la stabilità dei prezzi che tanto piace ai creditori viene prima di ogni sviluppo o sostegno economico). Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all’articolo 119.

2. I compiti fondamentali da assolvere tramite il SEBC sono i seguenti:
− definire e attuare la politica monetaria dell’Unione (n.d.s. ecco la cessione di sovranità),
− svolgere le operazioni sui cambi in linea con le disposizioni dell’articolo 219,
− detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri,
− promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento.
3. Il paragrafo 2, terzo trattino, non pregiudica la detenzione e la gestione da parte dei governi degli Stati membri di saldi operativi in valuta estera.
4. La Banca centrale europea viene consultata:
− in merito a qualsiasi proposta di atto dell’Unione che rientri nelle sue competenze,
− dalle autorità nazionali, sui progetti di disposizioni legislative che rientrino nelle sue competenze, ma entro i limiti e alle condizioni stabiliti dal Consiglio, secondo la procedura di cui all’articolo 129, paragrafo 4.
La Banca centrale europea può formulare pareri da sottoporre alle istituzioni, agli organi o agli organismi dell’Unione competenti o alle autorità nazionali su questioni che rientrano nelle sue competenze.
5. Il SEBC contribuisce ad una buona conduzione delle politiche perseguite dalle competenti autorità per quanto riguarda la vigilanza prudenziale degli enti creditizi e la stabilità del sistema finanziario.
6. Il Consiglio, deliberando all’unanimità mediante regolamenti secondo una procedura legislativa speciale, previa consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea, può affidare alla Banca centrale europea compiti specifici in merito alle politiche che riguardano la vigilanza prudenziale degli enti creditizi e delle altre istituzioni finanziarie, escluse le imprese di assicurazione.

 

-Articolo 128 (versione consolidata TFUE)
(ex articolo 106 del TCE)

 1. La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione.

 Lo Stato dunque ha rinunciato a poter stampare direttamente, cosa che non faceva già anche in data antecedente al 1981 (ultimo tentativo sul punto furono le 500 Lire di Aldo Moro). Certamente non passa inosservato che ciò che prima era solo una libera scelta così diventava un divieto permanente.

 -Articolo 130

 (ex articolo 108 del TCE)

 Nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dai trattati e dallo statuto del SEBC e della BCE, né la Banca centrale europea né una banca centrale nazionale né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi dell’Unione, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni, gli organi e gli organismi dell’Unione nonché i governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti.

 Ecco l’attuazione europea della dottrina dell’indipendenza della banca centrale. Ovviamente se la banca centrale è indipendente sarà lo Stato a non esserlo più. Stato che è assolutamente ed innegabilmente dipendente dalle politiche monetarie di BCE.

 Articolo 123 (versione consolidata TFUE)

(ex articolo 101 del TCE)

 1. Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Banca centrale europea o da parte delle banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate “banche centrali nazionali”), a istituzioni, organi od organismi dell’Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri,così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali.

 La banca centrale dunque non potrà mai fornire moneta agli Stati, neppure comprando i loro titoli direttamente al tasso ufficiale di sconto che essa stessa unilateralmente determina (gli acquisti, quando avvengono, sono attuati sul mercato secondario a tassi d’interesse molto più alti). Insomma la banca potrà emettere tutta la moneta che sovranamente ritiene, ma la dovrà accreditare unicamente alle banche commerciali.

 Queste norme rappresentano la più palese certificazione documentale dell’avvenuta cessione della sovranità monetaria che si possa immaginare. Cessione avvenuta in favore di un sistema di banche centrali che in definitiva sono composte proprio dalle banche private e commerciali che tutti noi conosciamo. BCE infatti è composta dalle banche centrali nazionali che a loro volta sono composte da banche private azioniste.Raramente si è visto un simile e manifesto conflitto d’interesse.

 Ma vi è di più, tale sistema è palesemente incompatibile anche con l’art. 47 Cost. che, essendo inserito nella parte economica della carta, semplicemente chiarisce e specifica quelli che sono i principi fondamentali dell’ordinamento. Proprio al fine di avere una Repubblica fondata sul lavoro e non sui capricci della finanza fu disposto con assoluta chiarezza che: “La Repubblica disciplina, coordina e controlla il credito”.

 Oggi non solo la Repubblica non coordina e non controlla il credito ma addirittura è il settore creditizio ad imporre le politiche economiche allo Stato. Come prova pacificamente quanto avvenne nel 2011 allorquando una lettera di BCE aprì la porta a quelle politiche di austerità che stanno devastando la nostra economia. BCE, strumentalizzando la falsa crisi dello spread che era stata in realtà direttamente provocata dalla banca centrale con l’annuncio di non sostenere il debito italiano neppure sul mercato secondario, iniziava allora l’attacco volto allo smantellamento degli stati nazionali.

 Concludiamo la panoramica con quanto accadde prima dell’effettivo avvento nell’Euro. Ovvero l’approvazione del Regolamento n. 1466/97 con cui vennero stabiliti obiettivi di convergenza e stabilità. Tale regolamento, redatto a cura della Commissione Europea, ha addirittura ristretto i margini di bilancio già risicati previsti dai Trattati (specificatamente nel protocollo n. 12 allegato). Il Regolamento n. 1466/97 anticipa il pareggio in bilancio poi diventato realtà con il six Pack, il two pack ed il Fiscal Compact, nonché con la conseguente modifica dell’art. 81 Cost.

 È chiaro che se uno Stato non ha sovranità monetaria dovrà ricorrere ai mercati per finanziarsi. Certamente, se non potrà finanziarsi neppure oltre la misura prefissata da trattati e regolamenti, possiamo tranquillamente dire che si va ben oltre la cessione di sovranità ma siamo innanzi ad un criminale e manifesto progetto di cancellazione delle stesse nazioni per fare posto ad un nuovo ordinamento, all’ordinamento voluto dalla finanza.

 Basta solo pensare che anche con il parametro del 3% (inteso come rapporto deficit/pil annuo), che a breve verrà addirittura messo in pensione per fare posto ad un margine ancora più risicato fissato 0,5%, la nazione è costretta ogni anno a tassare più di quanto spende con la conseguenza che la la ricchezza viene drenata dal risparmio dei cittadini.

 Benché il tradimento Costituzionale sia manifesto concludo con una proposta emendativa dell’art. 47 Cost. e ciò affinché quanto oggi in atto non possa un domani ripetersi pedissequamente. Sperando che saranno effettivamente fermati ovviamente.

 Tale proposta emendativa nasce dall’illuminata mente di Luciano Barra Caracciolo, Presidente della quinta sezione del Consiglio di Stato e membro fondatore di Riscossa Italiana: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme, disciplina coordina e controlla l’esercizio del credito nonché, attraverso le forme di direttiva e coordinamento demandate dalla legge al Governo, in armonia con l’indirizzo espresso dal Parlamento, l’emissione della moneta avente corso legale, al fine di salvaguardare l’effettività del diritto al lavoro e ad un’equa retribuzione, quali presupposti di un risparmio diffuso e armonico con le esigenze di sviluppo della Nazione (artt.1, 4 e 36)”.

 

Gruppo Bilderberg ed i legami con i nostri Politici. Per la prima volta denunciati in Tv da Amodeo

Pubblicato il 01 set 2013
Una puntata unica nel suo genere: Il Web contro La Tv. Il Popolo contro i Poteri Forti. La Contro-informazione che si oppone alla Disinformazione Mediatica. Per la prima volta in Tv vengono denunciati i rapporti tra i nostri politici ed il Club Bilderberg e mostrate le prove incontrovertibili che l'Italia non è più un paese sovrano. La trasmissione è stata trasmessa su La 7 nel programma "In Onda" il 31/08/2013. Ospiti Francesco Amodeo e Salvo Mandarà. L'intervista integrale è ricca di notizie interessanti, disponibile anche la versione dello streaming sul canale di Mandarà. In questo video sono riportati solo gli interventi di Francesco Amodeo. N.D.r. Grazie alla fonte

Fonte:di redazione Blitz

PARIGI – Dichiarando guerra alla Libia nel 2011 e uccidendo Muhammar Gheddafi la Francia “dichiarò guerra all’Italia”: la conferma di questa tesi, sostenuta in un articolo a firma di Mauro Bottarelli su Italia Oggi, sarebbe contenuta in una email inviata dal funzionario americano Sidney Bluementhal all’allora segretario di Stato americano Hillary Clinton. 

In particolare l’attacco francese deciso dall’allora presidente Nicolas Sarkozy avrebbe motivazioni economiche e politiche, e sarebbe stato dettato dalla volontà di indebolire il forte legame di Gheddafi con l’ex premier Silvio Berlusconi e ristabilire il potere francese in Nord Africa.

Scrive Bottarelli:

Devo fare i complimenti a Scenari economici per aver scoperto un qualcosa che, se fossimo ancora un paese con un minimo di orgoglio e senso della sovranità, dovrebbe portare immediatamente alla convocazione dell’ambasciatore francese e a un netto irrigidimento dei rapporti con Parigi. Mi riferisco alle vere ragioni dell’attacco a Gheddafi del 2011 da parte di Sarkozy e Blair e della Nato, al fianco di una titubante ma obbediente Italia, attacco militare che portò alla morte del dittatore libico e all’attuale caos alle porte di casa nostra. Un qualcosa che completa il quadro del golpe internazionale ordito contro l’Italia e permesso dall’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

 

La prima fase è nota a tutti: Deutsche Bank, nella primavera del 2011, scarica 9 miliardi di titoli di Stato italiani, rendendo nota la decisione all’inizio dell’estate e premurandosi di far sapere ai mercati che, contemporaneamente, sta coprendosi dal rischio Paese italico comprando credit default swaps. Comincia la danza dellospread, la Bce invia la sua bella letterina e, magia, a novembre Silvio Berlusconi si dimette, aprendo la strada al governo Monti e alla sua agenda dettata da Bruxelles. Ma, in contemporanea c’è stato dell’altro e lo si trova in alcune delle 3mila e-mail di Hillary Clinton, all’epoca segretario di Stato Usa, rese note proprio dal Dipartimento di Stato lo scorso 31 dicembre su ordine di un tribunale federale.

Bene, da quella corrispondenza si delinea con chiarezza il quadro geopolitico ed economico che portò la Francia e il Regno Unito alla decisione di rovesciare un regime stabile e amico dell’Italia, grazie al rapporto personale tra Berlusconi e Gheddafi: due terzi delle concessioni petrolifere nel 2011 erano dell’Eni, azienda che aveva investito somme considerevoli in infrastrutture e impianti di estrazione trattamento e stoccaggio. Attraverso la mail UNCLASSIFIED U.S. Department of State Case No. F-2014-20439 Doc No. C05779612 Date: 12/31/2015 inviata il 2 aprile 2011 da  funzionario Sidney Bluementhal (…) scopriamo i retroscena dell’intervento franco-inglese.

Primo, la Francia ha chiari interessi economici per l’attacco alla Libia, tanto che il governo francese ha organizzato le fazioni anti-Gheddafi alimentando inizialmente i capi golpisti con armi, denaro, addestratori delle milizie (anche quelle sospette di legami con Al-Qaeda), intelligence e forze speciali al suolo.

Secondo, le motivazioni dell’azione di Sarkozy sono soprattutto economiche e geopolitiche, e il funzionario Usa le riassume in 5 punti: il desiderio di Sarkozy di ottenere una quota maggiore della produzione di petrolio della Libia; l’aumento dell‘influenza della Francia in Nord Africa; il miglioramento della posizione politica interna di Sarkozy; offrire ai militari un’opportunità per riaffermare la posizione di potenza mondiale della Francia; infine, rispondere alla preoccupazione dei suoi consiglieri circa i piani di Gheddafi finalizzati a soppiantare la Francia come potenza dominante nell’Africa francofona. Insomma, neo-colonialismo della peggior specie tutto a danno dell’Italia e dei suoi interessi strategici.

Ma non basta, perché il piano di Sarkozy era ancora più preciso e la motivazione principale dell’attacco militare francese fu il progetto di Gheddafi di soppiantare il franco francese africano (Cfa) con una nuova valuta pan-africana, un qualcosa che avrebbe avuto un valore simbolico e formale pari all’abbandono della parità aurea del dollaro.

(…) Quindi, la preoccupazione principale da parte francese è che la Libia porti il Nord Africa all’indipendenza economica con la nuova valuta pan-africana, un rischio tale che l’intelligence transalpina scoprì un piano libico per competere col franco Cfa subito dopo l’inizio della ribellione, spingendo Sarkozy a entrare in guerra direttamente e bloccare Gheddafi con l’azione militare. Puro interesse particolare della Francia, per il quale non solo ora scontiamo il caos libico e le infiltrazioni dell’Isis, ma patiamo anche un’invasione di clandestini che partono dalle coste libiche ormai in mano a bande e tribù.

All’epoca si parlò di dottrina del Responsibility to Protect (R2P) come motivazione per l’intervento, ma, a detta di Blumenthal, si trattò solo di uno schermo per coprire la vera motivazione dell’attacco a Gheddafi: l’oro delle sue riserve e gli interessi economici francesi in Africa. (…)

Se esistesse ancora la politica in Italia quella mail di Bluementhal dovrebbe finire all’attenzione del Parlamento e dell’ambasciata francese a Roma, dovrebbe avere delle risposte chiare e precise in tempi brevi, altrimenti addio alle relazioni diplomatiche con Parigi. Parliamoci chiaro: Francia e Germania nel 2011 ci hanno dichiarato guerra, la prima orchestrando l’attacco alla Libia e la seconda schiantandoci a livello finanziario e di rischio paese. Sono paesi dell’Ue e della Nato, quindi dovrebbero rendere conto del loro operato e pagarne il prezzo: dov’è l’orgoglio dell’Italia?Abbiamo forse paura di gente come Sarkozy, il quale ora punta all’Eliseo e quasi certamente la spunterà, visto che i francesi di fronte al «pericolo» Le Pen sono pronti a votare anche un cartonato o un serial killer?

È ovvio, poi, che dietro la scelta francese ci siano stati gli Usa e Hillary Clinton, la quale ora si appresta a diventare il primo presidente donna degli Usa, roba da Wwf.Quando cominceremo a chiedere conto ai nostri presunti alleati delle loro azioni contro di noi e i nostri interessi nazionali? C’è qualcuno, qualunque sia il suo partito, che porterà il caso di quella mail all’attenzione del Parlamento?

ultimo discorso del Presidente di U.M.L. sul referendum Euro Exit Italia

Pubblicato il 14 lug 2016
Descrizione del Presidente di Unione Movimenti Liberazione in relazione alla attuale situazione del Referendum Italiano per uscire dall' Eurozona.

DA ASCOLTARE CON MOLTA MA MOLTA ATTENZIONE E CONDIVIDERE VELOCEMENTE CON TUTTE LE PROPRIE AMICIZIE.

Europa un piano criminale per Sottomettere i Popoli

Per entrare in Europa abbiamo VIOLATO LA COSTITUZIONE.

Ecco perché la Corte Costituzionale tace !

di Paolo Becchi,   Van Rompuy primo Presidente del Consiglio europeo dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona

In alcuni recenti interventi (ndr: “Uscire dall’Europa si può” e “Euro, lasciate ogni speranza o voi che entrate“), mi sono chiesto se uscire dall’Euro e dall’Europa fosse davvero impossibile. Uscire è possibile, ne ho concluso. Ma, rispondendo a quest’ultima domanda, un’altra ne è immediatamente seguita: ed entrarne? Come siamo entrati in Europa e, soprattutto, era possibile entrarvi nel modo in cui lo abbiamo fatto?

 L’adattamento dell’ordinamento italiano al diritto dell’Unione europea è avvenuto senza mai modificare formalmente la nostra Costituzione. Diversamente, le sempre più penetranti cessioni di sovranità sono avvenute attraverso una lettura “forzata” dell’art. 11 della Costituzione, avallata dalla Corte Costituzionale. L’art. 11 Cost., in realtà, si limita a dichiarare che l’Italia «consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni». L’adattamento ai trattati avviene, in concreto, attraverso l’ “ordine di esecuzione“, il quale solitamente è contenuto nella legge di autorizzazione alla ratifica: i trattati, pertanto, entrano nell’ordinamento italiano assumendo il rango della fonte che ha dato loro esecuzione ossia la legge ordinaria. Così è avvenuto con il Trattato di Lisbona, ultimo passo, nel processo di integrazione europea, al quale è stata data esecuzione con legge ordinaria (L. 2 agosto 2008, n. 130). Nel nostro Paese, pertanto, i trattati internazionali – ivi compresi quelli relativi all’Unione Europea – dovrebbero avere semplice rango di legge e, come tali, non potrebbero mai essere in contrasto con la Costituzione. In altri Stati europei le cose stanno diversamente.

In Francia, ad esempio, è previsto espressamente che «les traités ou accords régulièrement ratifiés ou approuvés ont, dès leur publication, une autorité supérieure à celle des lois» (art. 55). In Germania, invece, la ratifica del Trattato di Lisbona è avvenuta attraverso l’adozione di due leggi costituzionali, le quali sono state, peraltro, sottoposte al controllo della Corte Costituzionale tedesca in quanto ritenute in contrasto con la Costituzione. L’art. 23 della Costituzione tedesca prevede esplicitamente la partecipazione della Repubblica federale tedesca «allo sviluppo dell´Unione europea», ferma la presenza di una serie di “controlimiti” all’applicazione del diritto comunitario, il cui fondamento è, in particolare, il principio democratico, il quale deve sempre essere rispettato.

Rispetto ai meccanismi previsti da Paesi quali Francia e Germania, l’Italia aveva, evidentemente, due problemi fondamentali: da un lato, l’assenza di una espressa previsione costituzionale avente ad oggetto i rapporti con l’Unione europea; dall’altro, la natura di legge ordinaria con cui si è sempre proceduto a dare applicazione ed esecuzione ai trattati internazionali. Che l’art. 11 Cost. non fosse sufficiente a garantire una “copertura” al diritto comunitario, lo stesso legislatore ne è stato consapevole, tanto da modificare, con una legge costituzionale (L. n. 3/2001), l’art. 117 Cost., dedicato ai rapporti tra Stato e Regioni, disponendo che «la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali». Si tratta, in realtà, di una disposizione che non risolve e non garantisce un fondamento costituzionale ai trattati, tanto che, ancora oggi, la Corte Costituzionale continua ad argomentare il principio del “primato” del diritto comunitario sul diritto internosulla base dell’art. 11 Cost. (cfr. Corte Cost. n. 248/2007).

Nei rapporti con l’Unione Europea, è l’art. 11 Cost. che esclude che la norma comunitaria possa limitarsi a valere quale “legge ordinaria” nel nostro ordinamento. A partire, infatti, dalla sentenza Granital del 1984, la teoria “dualistica” ha consentito di sostenere che le norme comunitarie sono estranee al sistema italiano delle fonti ed assumono forza giuridica ad esse attribuita nell’ordinamento di origine (l’ordinamento italiano e quello europeo sarebbero «autonomi e distinti, ancorchè coordinati, secondo la ripartizione di competenza stabilita e garantita dal Trattato»: le norme comunitarie restano pertanto tali anche quando fanno ingresso nel nostro Paese, e prevalgono sulle norme interne sulla base del principio di “competenza”).

Nella sua interpretazione ormai consolidata, la Corte Costituzionale continua a sostenere che «con l’adesione ai Trattati comunitari, l’Italia è entrata a far parte di un “ordinamento” più ampio, di natura sopranazionale, cedendo parte della sua sovranità, anche in riferimento al potere legislativo, nelle materie oggetto dei Trattati medesimi». Ma quale parte della sua sovranità? La Costituzione italiana si riferisce alla “sovranità” sia all’art. 1 – stabilendo che essaappartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione – che all’art. 11, il quale, come visto, consente le limitazioni di sovranità necessarie a garantire il funzionamento di un ordinamento internazionale che assicuri pace e giustizia nel mondo. Appare evidente come l’art. 1 e l’art. 11 si riferiscano, in realtà, ai due differenti aspetti propri della “sovranità”, nel suo concetto classico: l’art. 1 alla sovranità interna, ossia al rapporto tra lo Stato e quanti risiedono sul proprio territorio; l’art. 11 alla sovranità esterna, ossia ai rapporti dello Stato con gli altri Stati o organizzazioni internazionali. Varrebbe peraltro la pena di ricordare come, in sede di Commissione per la Costituente, si scelse di omettere, nella formulazione dell’art. 11, ogni esplicito riferimento all’unità europea, come invece aveva chiesto l’onorevole Lussu. Le limitazioni di sovranità dovevano riferirsi unicamente allo Stato nei suoi rapporti internazionali (ONU). L’art. 11 Cost., pertanto, non può essere interpretato nel senso voluto dalla Corte Costituzionale, ossia come “copertura” di rango costituzionale alle sempre più profonde cessioni di aspetti tipici della sovranità interna in favore dell’Unione Europea.L’art. 11 non limita la sovranità del popolo, ma solo quella dello Stato in rapporto agli altri Stati.

È questa linea di separazione fondamentale tra sovranità interna ed esterna che deve fondare il rapporto con l’Unione Europea, e non certo la teoria dei “controlimiti” fatta propria dalla Corte Costituzionale, secondo la quale le norme comunitarie incontrerebbero, nella loro applicazione interna, il «solo limite dell’intangibilità dei principi e dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione». Limiti all’ingresso delle norme internazionali e comunitarie sarebbero pertanto costituiti unicamente dai «valori fondamentali dell’ordinamento costituzionale italiano e dai diritti inviolabili dell’uomo». Si tratta di una teoria debole, che non tiene conto del fatto che la sovranità interna non riguarda soltanto i “princìpi” dell’ordinamento, ma le potestà fondamentali che caratterizzano lo Stato nei suoi rapporti con i suoi cittadini e con il territorio: legislazione, amministrazione della giustizia, moneta, politiche economiche e sociali. L’art. 11 Cost. non consentiva la rinunzia, la cessione di queste “porzioni” di sovranità – realizzate peraltro attraverso semplici leggi ordinarie al contempo sottratte ad ogni possibilità di controllo di costituzionalità.

In Germania, il Meccanismo europeo di stabilità (MES) verrà vagliato dalla Corte Costituzionale, che dovrà giudicarne la compatibilità con la Costituzione. In Italia, è stato invece immediatamente ratificato ed eseguito, senza nessuna discussione: non ci sarà su di essi nessun controllo di costituzionalità. La teoria “dualistica” è stato un artificio giuridico, un grande “racconto” che non aveva alcuna base nella nostra Costituzione e che è servito a giustificare e legittimare l’automatico adattamento dell’Italia alle sempre più invasive disposizioni dell’Unione Europea. Uscire dall’Europa è possibile. Entrarne, nel modo in cui è avvenuto, è stato invece costituzionalmente illegittimo.

IL DISCORSO PIU' COMPLETO CONTRO L'UNIONE EUROPEA ED IL NUOVO ORDINE MONDIALE ARRIVA DALLA GERMANIA

Fonte : Francesco Amodeo

Pubblicato il 21 dic 2013
In occasione della conferenza tenutasi il 13 marzo 2012 a Berlino, il Dr. Matthias Rath lancia un appello al popolo della Germania e dell'Europa invitandoli ad assumersi le proprie responsabilità. Il "nuovo ordine mondiale" ha ucciso centinaia di milioni di persone per il dominio mondiale. Si tratta di un invito a costruire un'Europa democratica fatta per il popolo e dal popolo e a sviluppare un nuovo sistema sanitario focalizzato sulla

Unione Europea voluta dalla Cia. Ecco le prove del coinvolgimento dei padri fondatori.

In questa fase di crisi acuta dell’Euro e dell’Europa sentiamo troppo spesso dire che questa non è l’Europa che volevano i padri fondatori. 

Vogliono farci credere che quella che stiamo vivendo è una fase transitoria, difficile e tortuosa a causa di qualche errore di percorso ma sicuramente superabile dato che non è questa l’Europa che i padri fondatori avevano concepito e presto si realizzerà il progetto iniziale di un’Europa nata con l’intento di unire i popoli.
Tutto falso, la realtà documentata venuta fuori da documenti ufficiali incontrovertibili di cui i media hanno mai parlato, testimonia l’esatto contrario. Chi ha concepito, creato e finanziato l’Unione Europea aveva bisogno di un’Europa debole, di un Europa in crisi, di Stati e Governi senza potere decisionale e di popoli senza sovranità.
L’Europa Unita doveva essere dominata e gestita dalle elite americane che l’hanno voluta e doveva essere caratterizzata da una sinarchia invisibile che avrebbe continuato a mantenere in maniera ingannevole l’involucro della democrazia.
Se le elite anglo americane fungevano da padrini di questo processo alle elite franco-tedesche era affidato il ruolo di “capozona” dell’Unione europea.
E’ un progetto franco-tedesco, infatti, quello da cui nasce l’Unione Europea con la CECA (comunità economica del carbone e dell’acciaio) promosso proprio da Francia e Germania (Shuman e Monnet) poi portato avanti da Mitterand e Kohl. Ed è palese che un progetto franco-tedesco preveda il dominio della Francia e della Germania sugli altri paesi europei fatta esclusione per l’Inghilterra che come anticipato appartiene ad un livello gerarchico superiore insieme agli USA.
Questa Europa che stiamo vivendo oggi è esattamente la realizzazione di quel progetto e soprattutto l’euro che è palesemente un fallimento dal punto di vista dei popoli e dei lavoratori è il successo di chi lo ha concepito.
Chi sono i padri fondatori dell’Unione Europea ? Chi c’è dietro di loro e quali intenti volevano perseguire ?
Jean Monnet
Nel 1950, Monnet decise fosse venuto il momento di tentare un passo irreversibile verso l’unione dei paesi europei. Prepara, con alcuni collaboratori, il testo di quella che sarà la Dichiarazione Schuman dove per la prima volta verrà ufficialmente annunciato il progetto dell’Unione Europea.
Nel 1952 Jean Monnet diventò il primo presidente dell’Alta Autorità della Comunità europea del carbone e dell’acciaio del 1952 giudicata il primo importante passo di cessione di sovranità statali ad un ente sovranazionale.
Egli sosteneva che: “Non ci sarà mai pace in Europa se gli stati si ricostituiranno su una base di sovranità nazionale”                                                                                                  E’ Monnet ad aver redatto il Victory program per l’America durante la seconda guerra mondiale dove si dice chiaramente che “L’America deve diventare l’arsenale della democrazia”.
Possibile che chi professa l’egemonia americana possa parallelamente aver contribuito a formare l’Unione Europea  che se fosse diventata davvero ricca e forte avrebbe contrastato quell’egemonia stessa ?
Robert Schuman
Presidente del Consiglio francese, fu ministro degli esteri ed è stato il primo presidente dell’Assemblea Parlamentare Europea
La Dichiarazione Schuman portò alla creazione della CECA e costituì il punto di partenza del processo di integrazione europea che condusse poi alla formazione dell’Unione Europea.
E’ stato Presidente del Movimento Europeo (il cui fondatore e primo Segretario nazionale è stato Joseph Retinger fondatore del Club Bilderberg.)
 Giscard D’estaing
E’stato Presidente Della Repubblica francese, ed ha presieduto la Convenzione Europea dalla quale poi è nata la Costituzione europea. (Bocciata nei paesi dov’è stata proposta con il referendum com’è’ avvenuto nella stessa Francia.) Sarà poi Il Trattato di Lisbona del 2007 approvato senza referendum a riprendere quasi totalmente le disposizioni della bocciata Costituzione.)
E’ stato Presidente del Movimento Europeo.
Per l’Italia sappiamo che tra i padri fondatori si annoverano De Gasperi (Movimento Europeo/Bilderberg) poi Spinelli (Movimento Europeo/Bilderberg) poi Prodi (Bilderberg). Per la Germania Adenauer (Bilderberg).
Ma perchè nessuno ci racconta chi c’era dietro questi uomini ?                                             Perché se lo facessero diventerebbe chiaro a tutti chi ha voluto l’Europa Unita, quali erano gli scopi precisi; perché è stato accelerato il processo di unificazione e soprattutto perché volevano un’Europa debole, in perenne crisi e subordinata agli USA.                                      L’unica volta che sui media hanno parlato delle vere origini dell’Europa Unita è accaduto 14 anni fa ossia il 19 Settembre del 2000 quando un articolo del Telegraph britannico mai ripreso da altri media ha rivelato che: http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/1356047/Euro-federalists-financed-by-US-spy-chiefs.html
Documenti governativi americani resi di dominio pubblico mostrano che i servizi segreti americani condussero una campagna negli anni ’50 e ’60 per dare impulso ad un’Europa unita. Finanziarono e diressero il movimento federalista europeo. I documenti sono stati trovati da Joshua Paul, un ricercatore della Georgetown University di Washington. Essi comprendono file resi pubblici dai National Archives. Il principale strumento di Washington per forgiare l’agenda europea fu l’American Committee for a United Europe [ACUE], costituito nel 1948.                                                                                                                    In pratica l’organizzazione che ha dato ufficialmente vita all’Unione Europea era in realtà un Comitato americano nato è finanziato proprio dagli Usa (Rockefeller Fondation e Ford Foudation)che più di ogni altra nazione avrebbe dovuto temere che un Europa unita ed una moneta unica forte potevano scardinare l’egemonia statunitense e quella del dollaro negli scambi internazionali.Questa è la prima grossa anomalia.                                                                                                 Ma chi era il Presidente dell’Acue e da dove provenivano i suoi membri ?
Primo Presidente del “Comitato” fu William Donovan, capo dell’ufficio USA dei servizi strategici durante la Seconda Guerra mondiale (Office of Strategic Services, OSS), precursore della  CIA. Vice presidente fu Alen Dulles, direttore della CIA dal 1953 al 1961. Presente nel consiglio troviamo anche Walter Smith, nominato nell’ottobre 1950 primo direttore della CIA. Poi abbiamo Paul Hoffman, ex ufficiale dell’OSS, capo dell’amministrazione del “Piano Marshall” e presidente della Fondazione Ford, che divenne capo dell’ACUE verso la fine degli Anni Cinquanta.                                                                 In pratica i fondatori del ACUE che è stata la culla dell’Unione Europea erano tutti uomini dei servizi segreti americani e quindi l’integrazione europea è stata una creatura del Dipartimento di Stato e della CIA.                                                                                         Un progetto ad ogni evidenza che completava il piano di dominio americano e che i membri delle stesse elite e gli stessi finanziatori hanno diviso in tre fasi:
“Piano Marshall”, nel 1948-1952, (dominio economico). NATO dal 1949 (dominio militare) Unione Europea (dominio politico/commerciale/culturale). E come ha annunciato Brzezinski , Consigliere Usa per  la sicurezza nazionale nonché fondatore della Commissione Trilaterale nel suo saggio “La grande scacchiera”. [[ L’europa Unita doveva fungere da strumento di colonizzazione Usa e testa di ponte verso il continente asiatico.]]
Per capire ulteriormente i legami basti pensare che il ministro degli esteri belga Paul-Henri Spaak (Presidente Movimento Europeo; Membro Bilderberg) che presiedette nel 1955 il Comitato preparatore del “rapporto Spaak” che portò, due anni dopo, alla creazione dell’Euratom e della Comunità Economica Europea, il 6 maggio 1957, ossia  42 giorni dopo aver firmato i due succitati Trattati di Roma (sottoscritti da Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) diviene Segretario generale della NATO dove si parlava di Europa “ancora alle prese con i fantasmi della sovranità nazionale” definitivamente da “trasferire” ad un’entità sovranazionale altrimenti verrebbe fortemente penalizzata la “vitalità dell’alleanza atlantica”. I popoli non vengono menzionati, le priorità sono il dominio Usa e la vitalità della NATO.
Quali sono le prove evidenti e documentate del legame tra Acue ed i padri fondatori dell’Unione Europea ?
La succursale europea dell’Acue si chiama Movimento Europeo ed era la più importante organizzazione federalista del dopoguerra. I documenti divulgati da Joshua Paul dimostrano che Acue era il grande finanziatore del Movimento in questione infatti nel 1958 ha fornito il 53%5 dei fondi del Movimento Europeo e questi finanziamenti arrivavano principalmente dalle fondazioni Ford e Rockefeller che abbiamo già visto essere legate a doppio giro con Acue (Hoffman è stato Presidente di Acue e Ford).                                      Il leader del Movimento Europeo era Joseph Retinger ossia colui che qualche anno più tardi fonderà il Club Bilderberg.                                                                                             Come riporta il sito dell’organizzazione (www.europeanmoviment.org), il Movimento Europeo ha giocato un ruolo essenziale nel processo di colonizzazione/integrazione europea «esercitando influenza sulle istituzioni nazionali e comunitarie».
Chi faceva parte di questo Movimento Europeo ?
Come abbiamo visto sono stati Presidenti di questo Movimento proprio alcuni degli uomini ritenuti i padri dell’Europa Unita come Schuman, Henry Spaak e Giscard D’Estaing ex presidente della Convenzione Europea ma ne hanno fatto ufficialmente parte anche Konrad Adenauer, Winston Churchill, François Mitterrand, gli italiani considerati padri fondatori dell’Europa come Spinelli, De Gasperi che ne è stato presidente onorario; Giorgio Napolitano che è stato il Presidente del Consiglio italiano del Movimento Europeo.
La relazione Movimento Europeo/Unione Europea è incontrovertibile e non è mai stata messa in dubbio, quello che viene celato è che è stato però l’ACUE come scrive Joshua Paul a «gestire i programmi del Movimento e a dirigerne i leader», tra cui politici “europei” di primo piano, «rilasciando fondi solamente una volta che l’esecuzione proposta fosse stata approvata e dirigendo il Movimento mantenendolo dipendente dall’America».                                                                                                                         È proprio Donovan (Acue /Servizi segreti OSS) con un memorandum datato 26 luglio 1950, a dare istruzioni per una campagna a favore del Parlamento europeo. Ed è una comunicazione del Dipartimento di Stato USA datata 11 giugno 1965 e inviata al vice presidente della Comunità Economica Europea (CEE), Robert Marjolin, ad invitare a «portare avanti in segreto» i progetti di Unione monetaria: «non se ne deve parlare fino a che l’adozione di proposte del genere diventerà praticamente inevitabile».                      “Proposte” che sono sfociate nel varo dell’euro, considerato dagli USA uno strumento di dominio sulle economie degli Stati europei, essendo più semplice controllare –piuttosto che una pluralità di valute ed istituti di emissione– un’unica valuta emessa da una sola Banca Centrale, a sua volta pressoché svincolata dalle esigenze politiche e finanziarie di ogni singolo Stato.
Ma come potevano portare avanti il progetto in silenzio se per farlo avevano bisogno di incontri continui con tutti i leader europei ?
Fu a quel punto che Rockefeller finanziatore del ACUE e Retinger del Comitato Europeo diedero vita nel 1954 al Gruppo Bilderberg per proseguire gli interessi degli USA nella creazione di una Unione Europea delle élite sovranazionali e non dei popoli. Chi troviamo, infatti,  alla prima riunione del Bilderberg ? Troviamo Alcide De Gasperi, poi sostituito da Altiero Spinelli poi sostituito da Romano Prodi ossia quelli che noi consideriamo i padri fondatori italiani dell’Unione Europea.
 
E’ importante ricordare che tra i fondatori del Bilderberg (dove prenderà forma l’euro e l’Unione Europea) oltre a Retinger c’era il Principe Bernardo D’Olanda membro del partito nazista fino al 1934 proveniente dall’industria chimica IG Farben produttrice del gas usato per causare la morte di migliaia di persone nei campi di concentramento.
E’ stato il Presidente del Bilderberg Etienne Davignon (poi Commissario Europeo) ad ammettere in una intervista del 16 Marzo 2009 che il Bilderberg aveva favorito la nascita dell’euro.
Fu il Presidente  stesso del Consiglio Herman Van Rompuy ad essere scelto durante una conferenza organizzata a porte chiuse da Davignon e dal Bilderberg presso il Castello di Val-Duchesse, la stessa location dove fu negoziato il Trattato di Roma del 1957 e dove si tenne la prima riunione della Commissione Europea.
Gli ultimi Presidenti del Consiglio (non eletti) in Italia provengono dal Bilderberg. Monti è stato membro del direttivo; Letta fu chiamato a sostituire Monti nel 2012 prima di sostituire Monti al governo del paese.
Se come abbiamo visto l’Unione Europea doveva servire per portare alla dissoluzione degli stati Nazionali, ad una moneta unica che permettesse alle élite assolutiste di tenere i Governi ed i popoli sotto scacco, e alla spoliazione delle sovranità nazionali, oggi che tutto questo è stato realizzato perché continuiamo a dire che l’Unione Europea e l’euro stanno fallendo andando in una direzione che non era quella che volevano i padri fondatori ?
Credete abbia senso interrogarsi sull’uscita o meno da questa Europa quando ci sono prove così evidenti che questa Europa è stato un golpe finanziario ?
Perché ridurre la questione della permanenza nell’euro e nell’Europa ad una mera questione di scelte economiche e politiche nei dibattiti tra pro euro e contro euro quando è evidente che l’economia è stato solo un mezzo usato per portare avanti questo piano distruttivo che può essere arginato solo rivendicando l’indipendenza nazionale da questa euro trappola tutt’altro che democratica come dimostra il fatto che due istituzioni ( Commissione e Consiglio) che sono dominate da pochi personaggi hanno il pieno potere e tutti i capi ufficiali dell’unione europea non sono mai stati eletti dai popoli degli stati membri che invece eleggono solo il Parlamento che infatti è stato spogliato di ogni potere divenendo quasi solo un’istituzione di facciata.
Volete ancora altre prove ?
Sapete chi è il vero padre fondatore dell’unione Europea universalmente riconosciuto da tutti i leader europei ma per nulla menzionato nei libri di storia e assolutamente sconosciuto ai cittadini ?
Il suo nome è Richard Coudenhove Kalergi, massone di alto grado che nel 1922 fonda a Vienna il movimento “Paneuropa” che mira all’instaurazione di un Governo Mondiale basato su una Federazione di Nazioni guidata dagli Stati Uniti. Documentato è l’appoggio che ebbe da Wiston Churchill nel suo lavoro dietro le quinte per arrivare all’Europa Unita ed alla moneta unica.
Il movimento Panaeuropeo si unisce al Movimento Europeo e Kalergi comincia a muovere le fila di quelli che noi chiamiamo i padri fondatori dell’Europa ed infatti è lui a fondare l’Unione parlamentari europei e a spingere Schumann nel progetto della CECA.
Ma perché nessuno parla mai di kalergi ?                                                                      
Non possono farlo perché Kalergi è uno che ha sempre dichiarato apertamente i suoi intenti come nel suo libro «Praktischer Idealismus», dove si evince non solo la sua volontà di arrivare ad un Governo mondiale a guida USA; la sua idea di eliminare gli stati nazionali ma è evidente anche il suo disprezzo verso i popoli europei che secondo lui “ vanno resi facilmente dominabili per la supremazia dell’élite” e perciò “con la mobilitazione dei parlamenti bisogna forzare i governi a costruire la Paneuropa”.
Ci sono prove che i leader europei riconoscano davvero in questo personaggio sconosciuto il padre fondatore dell’odierna Unione Europea ?
Certo, il premio più prestigioso istituito per le personalità “con meriti particolari in favore dell’integrazione e unione europea” si chiama premio Carlo Magno. Il primo ad aver ricevuto il premio carlo magno è stato proprio kalergi ed a seguire tutti quelli che noi chiamiamo i padri fondatori dell’unione europea da Schuman a Monnet, a De Gasperi, Ciampi, Adenauer, ma anche Churchill, Kissinger,(incredibile a kissinger il premio per l’Europa) ma anche Beatrice dei Paesi Bassi figlia del fondatore del Bilderberg insomma tutti quelli che facevano parte del piano iniziale della Cia e che lo hanno portato avanti. Ma come se non bastasse per rendere ancora più chiara l’importanza che ricopre Kalergi agli occhi dei leader europei, in suo onore è stato istituito il premio europeo Coudenhove-Kalergi che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire il suo piano (a mio avviso criminale).
Volete sapere chi è stato premiato ultimamente ?
La Società Europea Coudenhove-Kalergi ha assegnato alla Cancelliera Federale Angela Merkel il Premio europeo nel 2010 mentre il 16 novembre 2012 è stato conferito al Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy il premio europeo Coudenhove-Kalergi 2012 durante un convegno speciale svoltosi a Vienna proprio per celebrare i novant’anni del movimento paneuropeo.
In conclusione, è evidente che ciò che si vorrebbe far apparire come un frutto ineluttabile della storia è in realtà un piano studiato a tavolino e preparato da decenni per distruggere completamente il volto del Vecchio continente.
Oggi abbiamo un debito pubblico inestinguibile, dei privati che creano dal nulla la nostra moneta attraverso le banche centrali come la Banca Centrale Europea che emette la moneta ed è un entità senza controllo da parte degli stati guidata da uomini non eletti, con poteri superiori a quelli dei governi. Essa non è menzionata neppure tra le istituzioni europee ma il trattato gli riconosce la più ampia capacità di agire in ciascuno degli stati membri ovviamente solo per tutelare i propri interessi perchè non può però concedere, per nessun motivo, crediti agli Stati, o alla comunità europea o a qualsiasi altro soggetto pubblico, e quindi gli è proibito acquistare titoli di Stato, sia al momento dell’emissione che successivamente. Tutte le banche centrali dipendono solo dalla BRI (la banca per i regolamenti internazionali) ossia la banca centrale delle banche centrali, un organismo dai poteri immensi che nessuno conosce e di cui nessuno parla.                                           La perdita della sovranità monetaria e legislativa, che sono parti essenziali della sovranità nazionale, da parte degli Stati europei, è stata stabilita in Italia in maniera irrevocabile e senza che il popolo neanche se ne accorgesse come sottolineò Ida Magli su “il Giornale” dell’11 marzo 2001,  spiegando che “nella legge di riforma della Costituzione, approvata dalla maggioranza di sinistra in gran fretta poche ore prima dello scioglimento delle Camere, c’è un passo fondamentale e che pure non è stato portato a conoscenza dei cittadini né prima né dopo della sua approvazione”.
Si tratta dell’articolo 117 in cui si stabilisce: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”. In queste tre righe è codificata la perdita della sovranità legislativa dell’Italia. Per questo l’articolo 117 non è stato discusso apertamente: GLI ITALIANI NON DEBBONO SAPERE”.
Fonte : Francesco Amodeo
http://francescoamodeo.net/2014/01/17/unione-europea-voluta-dalla-cia-ecco-le-prove-del-coinvolgimento-dei-padri-fondatori/